Via libera della commissione Bilancio della Camera all’emendamento alla manovra che apre la possibilità di abbattimenti di fauna selvatica per motivi di sicurezza stradale anche in aree protette e in città. Legambiente si oppone.

“Scelte dannose che aggravano, anziché affrontare, la questione della sicurezza e della corretta gestione faunistica. Ci appelleremo in tutte le sedi competenti per bloccare un provvedimento ingiusto, irrazionale e del tutto anacronistico”

“L’emendamento al testo della legge di Bilancio approvato nelle scorse ore nella V Commissione Bilancio, Tesoro, Programmazione della Camera dei deputati che prevede la possibilità di abbattimento della fauna selvatica anche in contesti urbani e nelle aree protette – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – di fatto stabilisce una vera a propria deregulation venatoria. Nonostante si basi sul pretesto del controllo faunistico non ha nulla a che vedere con una seria gestione del tema, oltre ad essere del tutto estraneo alla natura stessa di una legge di Bilancio e a presentare forti vizi di incostituzionalità. Si tratta di un provvedimento dannoso, inapplicabile e in contrasto con la Direttiva Comunitaria Habitat, con la Strategia UE sulla tutela della biodiversità e con gli orientamenti emersi dalla recente COP 15 di Montreal-Kunming”.

Legambiente elenca tre punti critici che la norma proposta andrà a creare:

  • Il primo riguarda il fatto che, tale provvedimento, vuole consegnare nelle mani di chi ha creato il problema, cioè il mondo venatorio e degli armieri, la risoluzione del problema stesso. A fallire in questi anni è infatti stato proprio il ricorso a pratiche venatorie, utilizzato come unico modello di contenimento della fauna. Inoltre, l’approccio venatorio alla base del provvedimento, il cui fine ultimo è creare aspettative di sicurezza e incolumità pubblica delle persone, in realtà lascia spazio alla più assoluta insicurezza e ad un clima di forte allarme sociale.
  • Un secondo punto critico è il considerare le aree protette come luoghi di mattanza: la norma, confusa e inapplicabile, apre una pericolosa deregolamentazione – oltre che nelle aree urbane – proprio nei Parchi e nelle aree protette dove è vigente la legge 394 del ‘91. Non si rafforzano i presidi della cultura scientifica del nostro Paese, ma anzi si esclude ISPRA da un percorso autorizzatorio che dovrebbe invece essere improntato sull’evidenza scientifica nella risoluzione dei problemi.
  • Infine, il fatto che il Piano straordinario previsto come modifica alla legge 157 del 1992 è del tutto irrealizzabile: aprendo la caccia in qualsiasi periodo dell’anno e a qualsiasi specie, esso viola non solo le norme nazionali, ma anche costituzionali (in particolare l’art. 9 della Costituzione, recentemente modificato in chiave di tutela degli ecosistemi e della biodiversità, anche nell’interesse delle future generazioni). A ciò si sommano le violazioni delle Direttive Comunitarie che apriranno la strada a contenziosi e a procedure di infrazione per violazione del diritto comunitario.

“Chiediamo al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Pichetto Fratin, di prendere una posizione nei confronti di un provvedimento che attacca tutto il nostro ordinamento sul tema della gestione degli ecosistemi e della salvaguardia del capitale naturale. – conclude Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – È urgente, a pochi giorni dallo storico accordo della COP15 sui temi della tutela della biodiversità e in un quadro di assoluta confusione, dove pochi interessi di parte di lobby ristrette vengono anteposti a quelli della collettività e del bene comune. Ci appelleremo in tutte le sedi competenti per bloccare un provvedimento ingiusto, irrazionale e del tutto anacronistico”.

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