L’appello dell’associazione ambientalista: “No all’Italia hub del gas, sì a quello delle fonti pulite. Il Governo Meloni inverta velocemente la rotta e acceleri su rinnovabili, efficienza, autoproduzione, reti elettriche e accumuli”.

“No all’Italia hub del gas, sì a quello delle fonti pulite, l’unica strada percorribile e sensata”. Questo l’appello che lancia Legambiente, alla vigilia della manifestazione in programma domani a Ravenna, insieme alla rete “Per Il Clima Fuori dal Fossile” contro i Rigassificatori e per chiedere al Governo Meloni un cambio di rotta immediato uscendo dalla dipendenza dalle fonti fossili. L’appuntamento fa seguito alla manifestazione “Liberiamoci dal fossile” tenutasi a Piombino, in Toscana, lo scorso 11 marzo.

Ravenna, come altri territori della Penisola, è al centro della strategia del Governo Meloni di trasformare l’Italia in un hub del gas europeo, procedendo nella direzione di politiche di diversificazione degli approvvigionamenti di gas fossile e il conseguente sviluppo di nuove infrastrutture nel Paese; come appunto il nuovo rigassificatore che ospiterà il capoluogo e che dovrebbe entrare in funzione nel 2024. È l’emblema della conservazione di un modello di sviluppo sbagliato, economicamente e ambientalmente insostenibile, che ostacola lo sviluppo delle rinnovabili e degli impianti da fonti pulite. Di un’Italia che procede a due velocità: se infatti l’iter autorizzativo per il nuovo rigassificatore è stato ridotto a 120 giorni, godendo di procedure accelerate di Valutazione d’Impatto Ambientale, restano ancora al palo – passando attraverso la classica procedura di valutazione d’impatto ambientale – progetti a fonti rinnovabili, come l’impianto eolico off-shore davanti alla costa romagnola, dopo 4 anni ancora in attesa di autorizzazione.

“Una strategia sbagliata quella del Governo Meloni di trasformare l’Italia in un hub del gas– dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente –. L’aumento dei flussi di gas dall’Algeria e dalla Libia, l’eventuale raddoppio del TAP, il nuovo gasdotto da Israele, i nuovi rigassificatori e l’aumento della produzione nazionale: la strada intrapresa porterà l’Italia e l’Europa a fallire gli obiettivi di contenimento del cambiamento climatico e a diventare ancor più dipendente dal gas fossile. L’Emilia-Romagna, in particolare la città di Ravenna, si è dimostrata essere centrale per la strategia del Governo per ampliare i flussi di gas dal sud Italia. Scendiamo in piazza per dire 3 no e un sì: no al Rigassificatore, alle estrazioni di idrocarburi in Adriatico e alle tecnologie fallimentari (CCS); sì invece alle rinnovabili, una chiave strategica non solo per decarbonizzare il settore energetico, priorità assoluta nella lotta alla crisi climatica, ma anche per portare benefici strutturali nei territori e alle famiglie e per creare opportunità di crescita ed innovazione in ogni settore. Si cambi rotta subito, non servono nuove infrastrutture a gas, ma occorre investire su più rinnovabili, efficienza, reti elettriche e accumuli, autoproduzione, impianti da fonti pulite, snellendo e semplificando gli iter autorizzativi per traguardare l’orizzonte della decarbonizzazione al 2035. Ce lo impone da un lato la crisi climatica che sta accelerando il passo con impatti sempre più negativi sul Pianeta, dall’altro lato l’Europa con il RePowerEu”.  

L’unica via possibile e percorribile è quella della transizione energetica e delle fonti rinnovabili – conclude Davide Ferraresi, Presidente Legambiente Emilia-Romagna incarnate lungo le nostre coste dai progetti di Agnes ed Energia Wind2020, capaci complessivamente di coprire il fabbisogno energetico di 1,2 milioni di famiglie. Quella dell’industria fossile è una falsa promessa e gli investimenti nel gas avranno un effetto boomerang sull’economia italiana, oltre a far aggravare la crisi climatica. Il ruolo dei movimenti ambientalisti, in questo momento storico, è quello di rappresentare il desiderio di un futuro sostenibile per le generazioni presenti e prossime, e di indicare chiaramente le responsabilità delle classi dirigenti incapaci di affrancarsi da questa dipendenza fossile e dalle pressioni dell’industria dell’Oil & Gas. Per questo, invitiamo tutti i cittadini ravennati e dell’Emilia-Romagna a essere presenti e a far sentire la propria voce questo sabato.

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