L’Italia in cantiere, seconda giornata del XII Congresso nazionale di Legambiente. In Italia nell’accelerazione della transizione ecologica pesano i cronici ritardi di alcuni cantieri nazionali, iter troppo lunghi, riforme in stallo e mancanza di volontà politica.

Dalla decarbonizzazione dell’ex Ilva di Taranto ai 1.400 progetti in valutazione al MASE, come quello dell’impianto eolico off-shore nel Golfo di Manfredonia. Dagli impianti dell’economia circolare in attesa di autorizzazione nel Centro-Sud agli ecomostri ancora da abbattere come quello di Aspra, a Bagheria (PA), per arrivare alle nuove aree protette che faticano a vedere la luce come quella marina Costa di Maratea e il Parco nazionale del Matese. 

Focus su Roma: pesano i ritardi sul tema mobilità, economia circolare e rigenerazione urbana.

Legambiente: “Al Governo, istituzioni ed enti locali chiediamo di prendere atto di questi ritardi cronici e di cambiare rotta. Invece di puntare sul Ponte sullo Stretto di Messina e di accelerare l’iter di autorizzazione dei rigassificatori l’Esecutivo metta la decarbonizzazione al centro delle sue politiche puntando su innovazione, rinnovabili, economia circolare, adattamento alla crisi climatica, coniugando ambiente, salute e lavoro”. 

In Italia la transizione ecologica viaggia a due velocità. Se da lato i tanti progetti green che si stanno concretizzando nel Paese, coniugando innovazione e sostenibilità, narrano la direzione che la Penisola sta intraprendendo per accelerare la transizione ecologica; dall’altra parte i ritardi nelle politiche e negli interventi uniti a iter lunghi e burocratici che rischiano però di ostacolarla e rallentarla. È quanto denuncia Legambiente che oggi in occasione della seconda giornata del suo XII Congresso nazionale  – in programma dall’1 al 3 dicembre all’Auditorium del Massimo a Roma – mette nero su bianco le storie di alcuni cronici ritardi legati a cantieri nazionali della transizione ecologica partendo dalle dieci aree tematiche che saranno al centro del dibattito di oggi: ossia rivoluzione energetica, adattamento alla crisi climatica, agroecologia, rigenerazione urbana, mobilità sostenibile, riconversione industriale, economia circolare, lotta alle illegalità, aree protette e biodiversità, giovani e università.

Si va dal lento e faticoso sviluppo delle rinnovabili – con 1.400 progetti in valutazione al Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (MASE) – come quello di eolico off-shore presentato nel Golfo di Manfredonia, dopo 15 anni ancora fermo, alla riconversione industriale che non decolla con la mancata decarbonizzazione dello stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto. Pesa la lentezza nella realizzazione di nuove aree protette previste da leggi nazionali o regionali: come l’Area marina protetta Costa di Maratea in Basilicata (L. 394/91), richiesta dagli anni ’90 e non ancora realizzata, e il Parco nazionale del Matese (L. 205/2017) tra Campania e Molise, ostaggio di interessi politici e lungaggini burocratiche delle Regioni. Nella lotta all’illegalità e all’abusivismo edilizia si fa fatica ancora ad abbattere, a partire da quegli ecomostri che continuano a sfregiare l’ambiente come quello di Aspra, a Bagheria (PA), oggetto del blitz di “Goletta verde” a luglio. In tema di economia circolare e rigenerazione urbana in stallo la realizzazione dell’impiantisca per superare la stagione delle discariche e degli inceneritori, a partire dal Centro-Sud, e gli interventi da mettere in campo per riqualificare energicamente gli edifici, metterli in sicurezza antisismica e semplificare, quando necessario, la loro demolizione e ricostruzione. Lo sa bene la città di Roma, capitale di cronici ritardi e problemi legati alla sostenibilità, ormai lontana da quel ruolo guida e di apripista avuto in passato grazie a scelte green e sostenibili.

Focus sui ritardi di Roma. In tema di economia circolare, nella Città eterna devono ancora vedere la luce i 2 impianti per l’organico a Cesano e Casal Selce, ancora bloccati dopo 5 anni, nonostante l’emergenza di Roma sulla questione frazione organica e le costruzioni di nuove isole ecologiche per ingombranti o RAEE. Mentre si continua a puntare su soluzioni sbagliate come l’inceneritore. Sulla rigenerazione urbana pesano i ritardi sull’abbattimento, bonifica e riqualificazione dei poli industriali e delle strutture dismesse e in stato di abbandono. Tra cui l’ex oleificio della Magliana, l’ex fabbrica della Penicillina sulla Via Tiburtina, la mai realizzata Città dello Sport (o Vele di Calatrava) e dell’ex Fiera di Roma. Tra i cantieri da aprire sul tema mobilità la prosecuzione della linea metro C verso San Pietro e poi Saxa Rubra, quelli su ferro finanziati dal PNRR (come i nuovi tracciati del tram Termini-Vaticano-Aurelio, di Via Togliatti e Via Tiburtina), sulla chiusura dell’Anello Ferroviario.

“Nella seconda giornata del nostro Congresso nazionale – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di   Legambiente – ci siamo focalizzati sui dieci pilastri della transizione ecologica e sui ritardi e gli ostacoli che ne fermano lo sviluppo. Ad oggi ci sono ancora tanti, troppi, cantieri in attesa di essere aperti, che incontrano ostacoli normativi, burocratici, culturali e territoriali, a partire dalla rivoluzione energetica e lo sviluppo dell’economia circolare. Ad oggi il nostro Paese impiega mediamente sei anni per l’autorizzazione di un impianto eolico contro la media europea di due, mentre si accelera l’iter di autorizzazione dei rigassificatori, prevedendola in 6 mesi come a Piombino e Ravenna, e si pensa al Ponte sullo Stretto di Messina per collegare Calabria e Sicilia dove, per andare da Trapani a Ragusa, si impiegano 13 ore cambiando 4 treni regionali. Chiediamo al Governo Meloni, alle Regioni ed enti locali di cambiare rotta con politiche climatiche coraggiose e ambiziose, scelte chiare, nuovi modelli di gestione del territorio, aree urbane più resilienti. Serve una nuova stagione di riforme, con semplificazioni e controlli più efficaci, interventi non più rimandabili, per frenare la crisi climatica e i suoi effetti distruttivi sull’economia nazionale e sulla sicurezza dei cittadini. Solo in questo modo l’Italia potrà vincere la sfida della transizione ecologica, centrando gli obiettivi di decarbonizzazione indicati dall’Europa, che il Pianeta sollecita con sempre più forza”.

Gli interventi e le riforme che mancano all’appello. Di fronte a questo quadro, a pesare la mancata attuazione di riforme e leggi che ancora mancano all’appello.

1) Rivoluzione energetica. Manca l’approvazione del decreto del PNRR sul bando per lo sviluppo delle CER nei piccoli comuni. Pesano i ritardi del Governo nell’approvazione del Decreto ministeriale FER2. In riferimento al PNRR, non vede la luce l’approvazione del Piano per l’individuazione delle aree marittime idonee all’installazione di impianti off-shore rinnovabili. Ritardi anche per i criteri nazionali per le Regioni per individuare le aree idonee allo sviluppo dei nuovi impianti da fonti rinnovabili, la pubblicazione delle modalità e risorse per le aste competitive al ribasso per i nuovi impianti e il Decreto per l’adozione dei Modelli Unici per la semplificazione delle istanze autorizzative per le rinnovabili, istituendo una piattaforma unica digitale per la presentazione delle istanze.

2) Adattamento alla crisi climatica. Ritardi nell’approvazione del PNACC (Piano nazionale di adattamento climatico) e di una legge contro il consumo di suolo. Lo stesso vale per gli interventi sulla depurazione delle acque reflue per chiudere le procedure di infrazione europea con relative multe a carico dell’Italia.

3) Agroecologia. Ritardi nella realizzazione di impianti agrivoltaici, su cui si attende il bando del MASE per un impulso del settore attraverso i fondi del PNRR ma le soprintendenze continuano a frenarne le autorizzazioni; nell’autorizzazione da parte delle autorità europee dell’utilizzo in agricoltura come presidio fitosanitario di principi naturali e non tossici per l’ambiente (vedi l’acido pelargonico) in alternativa al glifosato che ha ottenuto una proroga di altri 10 anni.

4) Mobilità sostenibile, difficoltà di completamento delle ciclovie turistiche e ciclabili urbane; sugli investimenti e incentivi per lo sviluppo della mobilità elettrica con la diffusione delle colonnine di ricarica; nell’ammodernamento delle ferrovie delle regioni del centro-sud e isole; nell’abbandono di biocarburanti avanzati e carburanti sintetici per i settori non elettrificabili e dei sussidi a fonti fossili; nel riconoscimento della sharing mobility, come servizio di trasporto locale e quindi senza IVA agevolata o forme di abbonamento incentivato/sussidio e nella definizione delle aree di stallo/parcheggio per monopattini e bici; necessità di incremento del fondo nazionale per il TPL e uno strumento economico per incentivare l’uso del trasporto pubblico; sulla diffusione delle Zone30 e delle Low Emission Zone, fondamentali per rispettare i prossimi limiti sulla qualità dell’aria previsti dal 2030.

5) Riconversione industriale, pesano i ritardi negli investimenti e nella realizzazione di opere di risanamento dei siti di interesse nazionale e regionale da bonificare, da reindustrializzare con nuovi impianti innovativi, e nella redazione di un piano di politica industriale orientato alla decarbonizzazione, partendo dalle aree petrolifere, siderurgiche e chimiche.

6) Economia circolare. Siamo in ritardo sulla piena attuazione delle direttive e regolamenti comunitari per archiviare la stagione delle discariche e degli inceneritori; nell’applicazione del Green Public Procurement, per poter indirizzare gli oltre 230 miliardi di euro spesi della pubblica amministrazione ogni anno verso degli acquisti più green;  l’approvazione dei criteri End of Waste (EoW) e dei suoi decreti attuativi e nell’attivazione di percorsi partecipativi per coinvolgere i territori nella realizzazione degli impianti verso un cambiamento di sistemi e processi produttivi.

7) Lotta alle illegalità. Ritardi nell’approvazione della legge contro le agromafie e dei decreti attuativi della legge 132/2016 che ha istituito il Sistema Nazionale per la protezione per l’ambiente per rendere più efficaci i controlli; nell’inserimento dei delitti contro gli animali nel Codice penale; nella lotta all’abusivismo edilizio: secondo il report “Abbatti l’abuso 2023” delle oltre 70mila ordinanze di demolizione emesse dai 485 Comuni che hanno risposto al monitoraggio civico ne è stato eseguito appena il 15,3%.

8) Aree protette e biodiversità. L’Italia deve ancora centrare gli obiettivi della Strategia per la biodiversità promossa dalla UE nel 2020, nel contrasto degli incendi boschivi, del consumo di suolo, delle illegalità ambientali; nel completamento della Strategia per l’ambiente marino (Direttiva 2008/56/CE), nell’assenza di piani di azione e finanziamenti per la tutela di specie e habitat a rischio e per la gestione delle aree natura 2000, nella valorizzazione delle aree protette regionali e marine e nell’istituzione di nuove aree protette e nel completamento di quelle previste da leggi nazionali o regionali.

9) Rigenerazione urbana. Assenza di una continuità negli interventi, di una visione strategica per orientare le scelte e di una cabina di regia “urbana “che includa Governo, sindaci e rappresentanze civiche.

10) Giovani e università: la mancanza di un piano di autosufficienza energetica, efficientamento e riqualificazione degli edifici scolastici e universitari attraverso un percorso di partecipazione, condivisione e consapevolezza.

Il XII congresso nazionale di Legambiente si concluderà domenica 3 dicembre, giornata finale con la plenaria conclusiva, l’elezione degli organi e dei vertici associativi e la presentazione dell’agenda ambiente e della road map dei cantieri della transizione ecologica. Alle ore 9 si aprirà la plenaria; alle 13:30 la presentazione della relazione conclusiva di Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente; alle 14 la votazione delle mozioni congressuali ed elezione degli organi associativi. Tra gli ospiti Luigi Ciotti, Presidente Libera; Sabrina Alfonsi, Assessora ambiente, agricoltura e rifiuti Comune di Roma; Giuseppe Cassì, Sindaco di Ragusa.
Il XII Congresso di Legambiente sarà raccontato sui social dell’associazione (Facebook, Twitter, Instagram, Linkedin) con gli hashtag #LegambienteXII #ItaliaInCantiere #CantieriDellaTransizione, sui siti di La Nuova Ecologia e sito di Legambiente dove sarà trasmessa anche la diretta streaming.

L’articolo Italia in ritardo sui 10 grandi temi della transizione ecologica proviene da Legambiente.