Legambiente: “Il consumo di suolo cresce in un paese in calo demografico, si costruiscono scatole vuote di cemento senza abitanti. Appello al Governo Meloni, subito una legge contro il consumo di suolo in stallo da anni in Parlamento.

Sulla direttiva sul suolo in discussione nelle prossime settimane al Parlamento europeo, chiediamo agli europarlamentari un atto di responsabilità che consenta di unire le forze dei 27 Paesi membri per tutelare questa risorsa”.

“Preoccupano i dati in crescita del consumo di suolo in Italia fotografati oggi dall’annuale report di ISPRA. Una corsa al cemento che accelera negli anni post pandemia in un Paese in calo demografico e dove la gran parte dei suoli persi è stata sottratta alle superfici agricole, con una perdita di servizi ecosistemici, incluso quello della produzione agricola. Di fronte a questo quadro – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale Legambiente – torniamo a ribadire l’urgenza per l’Italia di approvare una legge contro il consumo di suolo, in stallo da anni in Parlamento, e su cui ci aspettiamo dal Governo Meloni delle risposte concrete. In attesa di ciò, al momento l’unico elemento di speranza è la ripresa del dibattito europeo sulla direttiva suolo che nelle prossime settimane sarà discussa dal Parlamento UE. L’auspicio è che si rafforzi la timida proposta della Commissione Europea e che si arrivi ad una approvazione entro la scadenza del mandato. Agli europarlamentari e ai ministri che rappresentano l’Italia a Bruxelles, chiediamo di attivarsi in modo trasversale per dotare l’Europa di una legge sul suolo che consenta di unire le forze dei Paesi europei per tutelare questa risorsa. Spetterà, poi, ai singoli stati membri dotarsi di propri quadri legislativi per una governance efficiente dei loro territori; e l’Italia è sicuramente tra i Paesi europei in cui il suolo è maggiormente minacciato, non solo dall’eccessiva urbanizzazione, ma anche dai rischi di erosione e di desertificazione connessi alla crisi climatica”.

Negli ultimi cinque anni – dichiara Damiano Di Simine, coordinatore della presidenza del comitato scientifico nazionale di Legambiente – il numero dei residenti italiani è diminuito di quasi 1,5 milioni di unità, come a dire la popolazione delle Marche, ma nello stesso periodo di tempo in Italia il suolo urbanizzato è cresciuto di 32.000 ettari: è come se in Italia fosse stato costruito l’equivalente di 4 città di Milano fatte di scatole di cemento senza abitanti! Preoccupa anche la corsa al cemento nel nord ovest della Penisola, in particolare nell’asse della Pianura compresa tra Novara e Verona passando per i territori lombardi delle province della BreBeMi (Brescia, Bergamo e Milano), con propaggini verso la via Emilia (Lodi e Piacenza) e il Porto di Genova (Pavia). Assistiamo a una allarmante crescita di piastre logistiche in territori di piccoli comuni a spiccata vocazione agricola, senza che nessuno si interroghi circa il destino di vastissime aree dismesse abbandonate dall’industria nei decenni passati. Sprechiamo nuovo suolo senza rimettere in circolo migliaia di ettari di sedimi industriali abbandonati e spesso inquinati: è così che quella che dovrebbe essere una grande opportunità economica per il Paese si trasforma in un deteriore spreco di risorse territoriali, le Regioni hanno una grande responsabilità nel non intraprendere una necessaria opera di programmazione territoriale dello sviluppo”.

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